Difficoltà e storie dei piccoli negozi locali

Casa del Pane, Pizzeria Sottosopra e Le Sciure

Le attività commerciali di un quartiere sono luoghi di forte potenzialità identitaria e aggregante: capaci di accogliere le persone che vi vivono pur rimanendo ferme, sono infatti i luoghi di transito delle loro storie e bisogni.
In questa occasione ci siamo confrontati con tre attività particolarmente diverse tra loro, specialmente quanto a esperienza con il coinvolgimento attivo del vicinato, unite, però, da vissuti complementari riguardo alla debole presenza di politiche strutturate finalizzate al sostegno e alla tutela dei negozi di vicinato: Casa del Pane di Maria Grazia Maistrello, Pizzeria Sottosopra di Vincenzo Gisondi e Le Sciure di Marta Mordini.

Maria Grazia è  la proprietaria di Casa del Pane di via Sem Benelli 11, panetteria da lei aperta nel Gallaratese quindici anni fa, dopo aver gestito per diversi anni un’altra attività commerciale a Quarto Oggiaro.

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Maria Grazia ci mostra l’opera artigianale intarsiata nel legno dal figlio Roberto

Maria Grazia ci ha riportato di non aver subìto nel corso di quest’ultimo anno una ricaduta pesante a livello economico e di flusso clientelare, perché, vendendo beni di prima necessità, è riuscita a rimanere sempre aperta. Nonostante ciò, uno dei suoi timori principali riguarda una tendenza più appartenente alla situazione generale del quartiere, presente anche prima dell’emergenza sanitaria e sempre più diffusa: “la mia attività è sempre un po’ al minimo indispensabile a causa della presenza ingente del Centro Commerciale Bonola. La mia panetteria, colpita dalla concorrenza del Bonola, viene da anni penalizzata e danneggiata, soprattutto perché vi è sempre di più una minor frequentazione e, di conseguenza, una minor circolazione del passaparola tra i residenti, che si recano al centro commerciale a prescindere dalle loro esigenze specifiche, senza considerare i negozi di vicinato.”

Questa dinamica si è esasperata poi in alcuni momenti anche durante la pandemia, perché, pur sperimentando un aumento del flusso clientelare quando il centro commerciale rimaneva chiuso, appena quest’ultimo poteva riaprire, le persone vi si riversavano immediatamente: “ai residenti, soprattutto in questo periodo in cui sono anche colpiti finanziariamente dalla situazione contingente, conviene andare al Centro Commerciale dal momento che possono trovare tutto ciò che desiderano in un unico posto ad un prezzo minore.”

Una testimonianza simile ci è stata riportata da Vincenzo Gisondi, proprietario della Pizzeria Sottosopra di Via Enrico Falck 33, realtà storica del Gallaratese aperta dal 1992.
A tal proposito, la prima problematica individuata da Vincenzo è stata la mancanza negli anni di politiche strutturate finalizzate alla tutela dei negozi di vicinato, sempre più colpiti dalla spietata concorrenza dei centri commerciali, che attirano la maggior parte della domanda locale e hanno molte più agevolazioni rispetto ai piccoli negozianti: “questo tipo di competizione è sfrenata e rende zoppicante la nostra attività, specialmente nei momenti di crisi.”. A detta del titolare, questa dinamica spesso porta i negozianti a dover fronteggiare un calo importante della frequentazione da parte della cittadinanza e la conseguente difficoltà nel coprire i loro ingenti costi fissi. Situazioni del genere hanno portato Vincenzo a doversi reinventare spesso e ad essere “abbastanza camaleontico, ho sempre cercato di mutare colore in base alle situazioni e di adattarmi ai cambiamenti, anche a quelli più repentini.”.

Nonostante le difficoltà riscontrate e i continui cambiamenti messi in atto per fronteggiarle, la presenza quasi trentennale nel Gallaratese della pizzeria ha permesso a Vincenzo di conoscere approfonditamente il quartiere, le sue dinamiche e i suoi abitanti, specialmente coloro che abitano nel nucleo residenziale di case che si trovano in prossimità del locale. “Ho visto crescere i ragazzi del quartiere e li ho visti diventare genitori. La mia clientela per la maggior parte è composta da persone che si sono affezionate a noi durante il corso degli anni”, persone che per la maggior parte sono venute a conoscenza della pizzeria soprattutto grazie al positivo passaparola che circola da tempo tra i residenti riguardo all’attività. 

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La sala principale della pizzeria sottosopra

Il locale si trova in una posizione nascosta e non visibile dalla strada, fattore che, a detta di Vincenzo, è risultato negli anni sia un contro che un pro: da una parte, l’offerta culinaria della pizzeria non incontra la domanda di coloro che non sono a conoscenza diretta dell’attività, in quanto “non essendo visibile dalla strada, quelli che non mi conoscono non mi vedono e non sanno neanche dove trovarmi”; dall’altra, questa collocazione decentrata offre la possibilità ai clienti di “mangiare con serenità e tranquillità, nel verde e lontani dalla frenesia tradizionale di Milano.”. Vincenzo ha, inoltre, deciso di tenere le luci del locale sempre accese, anche in quest’ultimo periodo in cui spesso non è stata permessa la consumazione sul posto, “per far vedere alle case qui intorno che ci sono, che possono comunque avermi come punto di riferimento, anche se la situazione attuale permette di esserlo poco o quasi per nulla.”.

Infatti, con l’emergenza sanitaria e i periodi di lockdown che si sono susseguiti durante quest’anno e mezzo, Vincenzo racconta di aver avuto un calo del 70% circa del lavoro e che, pur essendoci stati gli inevitabili momenti di alti e bassi, il maggior danno subìto è stato soprattutto nel fine settimana, in cui non gli è più stato possibile organizzare nella saletta del locale le ricorrenti feste per i bambini e i ragazzi del quartiere. Proprio la presenza di questa sala dà un valore aggiunto alla pizzeria che, oltre ad essere uno spazio conviviale e di buona cucina casalinga, diventa così anche un luogo di ritrovo e un punto di di riferimento per il nucleo residenziale di case circostanti, recuperando l’elemento di aggregazione sociale originario dei bar: “secondo me negli anni è cambiato totalmente il concetto del bar. Una volta il bar era un importante luogo di incontro e di ritrovo per le persone della zona, che ci andavano a qualsiasi ora del giorno semplicemente per poter bere qualcosa e trascorrere del tempo con i propri amici. Poi i bar hanno perso questo ruolo di catalizzatori sociali di quartiere e si sono tutti trasformati con l’offerta di cibo per mantenere i propri clienti.”. Questa dinamica ha riguardato nello specifico anche la Pizzeria Sottosopra, che originariamente era un bar tabacchi e che poi si è trasformato in una pizzeria.

Infine, Vincenzo ha osservato proprio come quest’ultimo anno e mezzo abbia potuto impattare in maniera diversa attività di lunga data e attività neonate: “nel disastro totale del lockdown io sono anche stato fortunato, perché i debiti ingenti, che normalmente si contraggono quando si apre la propria attività commerciale, io li ho già pagati anni e anni fa. Ma chi apre in questo periodo, muore per forza: come si possono fronteggiare debiti del genere senza avere delle entrate perché si è dovuti a rimanere chiusi?”

Probabilmente una delle possibili risposte a questa domanda ci è stata fornita da Le Sciure, un laboratorio di sartoria e riuso creativo situato in via Adolfo Consolini 14, ottenuto in locazione da Marta Mordini a settembre del 2018 grazie al bando “Costellazioni di Quartiere”, finalizzato allo sviluppo di progetti e idee imprenditoriali con scopi sociali, culturali e aggregativi, capaci di aumentare l’offerta di servizi rivolti alla cittadinanza locale e, in particolare, ai residenti del Quartiere ERP di Via Appennini. L’intento iniziale di Marta era quello di far diventare il laboratorio sartoriale un punto di incontro dove poter imparare l’arte del cucito e del recupero, proponendo servizi come il riuso creativo di abiti e tessuti usati, le riparazioni sartoriali, la realizzazione di abiti su misura e, infine, l’organizzazione di corsi di cucito, di maglia e di uncinetto di livello base e avanzato.

Purtroppo, queste intenzioni iniziali non hanno avuto neanche la possibilità di vedere effettivamente la luce perché l’attività di Marta è stata bloccata quasi subito dall’emergenza sanitaria: “per noi il 2019 è stato il primo anno di lavoro, l’anno di avvio in cui ho effettuato degli investimenti ingenti e comprato delle macchine per poter partire al meglio. A gennaio del 2020 avevamo iniziato con le iscrizioni per i corsi di sartoria e avevamo avuto anche un buon riscontro da parte della cittadinanza. A febbraio, però, si è fermato tutto e non è più ripreso niente.”.

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Marta mentre cuce nel laboratorio

Questa dinamica, unita alla necessità di dover fronteggiare i costi fissi propri dell’attività, ha messo Le Sciure talmente in difficoltà da dover considerare la chiusura del laboratorio sartoriale una scelta obbligata: “chiuderò per forza perché non ho entrate ed è dall’apertura di questo locale che sto lavorando gratuitamente. Questa situazione non è più economicamente e psicologicamente sostenibile. Avevo lasciato il lavoro per coronare questo mio piccolo sogno nel cassetto, ci ho provato ma non è andata. Non so se poi la colpa è tutta del Covid-19 o se è anche una situazione più generale legata al quartiere”. Riguardo a quest’ultimo punto, Marta ci ha parlato del fatto che spesso a livello generale il problema è la comunicazione tra attività profit/non profit e residenti: “spesso persone che abitano vicino al mio negozio non hanno idea che io ci sia, anche perché non sono visibile direttamente dalle vie di maggiore passaggio. Ho provato a comunicare all’esterno la mia attività facendo volantinaggio e cercando di essere attiva anche sulle piattaforme digitali come facebook e instagram, ma è servito a poco. In questo caso dobbiamo anche considerare che una dinamica molto consolidata all’interno del quartiere è il passaparola tra residenti, che fa più di cento volantini.”.

Attualmente, il laboratorio gode della frequentazione di alcuni clienti abituali e affezionati che sostengono quotidianamente l’attività, portando spesso tessuti e abiti da riparare, ma tale flusso clientelare rimane comunque troppo esiguo per poter permettere a Le Sciure di sostentarsi nel lungo periodo. A detta di Marta, un aspetto che ha influenzato la scarsa attrazione di clienti verso via Consolini è stata l’assenza di altre attività commerciali, che, invece, avrebbero dovuto costituirsi accanto a Le Sciure nel 2018 sempre grazie al bando “Costellazioni di Quartiere”: “inizialmente il nucleo di via Consolini prevedeva la presenza di quattro attività profit, poi, però, sono rimasta da sola. Speravamo che la presenza di altri locali potesse portare qui un po’ di movimento, ma essendo l’unica attività commerciale e, per di più, una sartoria, qui di passaggio di gente se ne vede poco.”

Queste testimonianze ci hanno permesso di osservare, seppur nella loro personale esperienza e quotidianità, diversi aspetti del quartiere e, più in generale, del tempo presente che stiamo vivendo. In primo luogo, emerge la disposizione peculiare delle attività commerciali del Gallaratese, che sono organizzate in piccoli gruppi distanti fra loro, spesso nascosti all’interno dei cortili condominiali e, dunque, poco visibili dalla strada. Queste caratteristiche, unite alle nuove abitudini di acquisto e consumo che vanno a prediligere i centri commerciali a scapito dei negozi di vicinato, spesso inducono chi vive o frequenta il quartiere a effettuare i propri acquisti altrove, sotto utilizzando l’offerta locale. In quest’ottica il passaparola tra residenti si è rivelato per molti un potente ed efficace strumento di comunicazione della propria attività all’esterno, andando, così, ad agevolare quelle attività commerciali svantaggiate dalla loro collocazione decentrata.