Spine Dorsali: Cascina Merlata

Come si fa a raccontare la memoria di un luogo?
Stasi e movimento, antico e nuovo, tradizione e innovazione, sembra difficile mantenere un equilibrio tra questi due estremi: l’innovazione nasce dalla continua reinterpretazione della tradizione e quest’ultima ha origine dal consolidamento di qualcosa che al suo inizio è stato innovativo.

 

Le Cascine sono testimonianze del passato, ospitano il presente e dialogano con il futuro, sono sinergiche con il territorio in cui nascono, e si sviluppano come luogo privilegiato di raccolta di bisogni e desideri. Un’antologia di istanze sociali. In continua trasformazione, hanno con il tempo assorbito, modificato e restituito tutto ciò che è legato al loro territorio, diventando spesso luoghi emblematici fatti da e per la comunità locale. Così, la Cascina, un singolo edificio, diventa spesso l’elemento simbolico che rappresenta e caratterizza il quartiere in cui si colloca, tanto da dargli, a volte, il proprio nome.
Per questo ci piace intendere le Cascine come se fossero la Spina Dorsale della città, una struttura complessa, ancorché delicata, che, se preservata, è garante di equilibrio e stabilità, consentendo alla città urbana di assumere diverse forme nel corso della storia e di orientarsi al futuro senza perdere, però, il contatto con le proprie origini.  


 


 

Teatro di una delle più grandi opere cittadine di intervento di rigenerazione urbana, la Cascina si presenta oggi come il portale d’accesso al nascente distretto di sviluppo immobiliare e all’intera area del nuovo parco urbano. Sotto questo velo di innovazione e di rinnovamento, però, la Cascina presenta una lunga storia, per molto tempo dimenticata e trascurata. L’antico insediamento di Cascina Merlata risale ai primi decenni del XVII secolo e prende il nome dal Bosco della Merlata, famoso per essere stato un luogo di rifugio per bande di briganti fino all’inizio dell’Ottocento, quando l’area cominciò ad essere disboscata per sopperire alla necessità di legno di Milano, città in forte espansione all'epoca. Scomparso il bosco, la Cascina divenne un punto di riferimento per l'attività fino agli anni Cinquanta del secolo XX e durante la Seconda guerra mondiale venne utilizzata come rifugio per i partigiani.

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Dopo la guerra iniziarono anni di declino e di totale abbandono della struttura, fino al suo recupero in occasione di Expo2015 con l’intenzione di valorizzare il suo ruolo di cerniera tra il Comune di Milano e i comuni della prima cintura dell’hinterland milanese.

Il recupero della Cascina è andato così a porsi in un’ottica di valorizzazione non solo dei suoi spazi effettivi, ma anche della sua capacità di ospitare in un unico luogo una moltitudine di attività e di individui, permettendo la loro convivenza e collaborazione. Cascina Merlata è stata così pensata come luogo aperto, centrale, in una piazza dedicata al coinvolgimento del quartiere circostante e al susseguirsi di iniziative in grado di stimolare il territorio dal punto di vista culturale, sociale ed ecologico.

Come Argòt, operando soprattutto nel Municipio 8 di Milano, una delle prime vertebre che abbiamo potuto osservare e conoscere è Cascina Merlata, attorno alla quale sta sorgendo un nuovo quartiere nella periferia nord-ovest di Milano, il primo smart district della città.

Nel 2018, inoltre, è nata la volontà di raccontare la memoria di Cascina Merlata attraverso l’arte, realizzando un murale dal nome “SUNSET/SUNRISE”, ideato da Jacopo Ceccarelli, in arte 2501. Quest’opera vuole rappresentare simbolicamente un momento particolare della storia della Cascina, quando fece da rifugio ai partigiani durante la Seconda guerra mondiale. Il sole che compie il suo percorso all’interno del murale vuole trasmettere, a simbolo di un episodio di resistenza passata, valori universali di libertà e partecipazione alle generazioni presenti e future. 

Il sole che sorge e tramonta ogni giorno sulle prove della vita diventa un'allegoria della forza e della semplicità di un eroe"

Jacopo Ceccarelli

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Ma badate bene: l’opera d’arte è visibile solo se, una volta varcato il portale d’ingresso verso il parco urbano, vi volterete indietro, un po’ come se noi fossimo Orfeo e lei la nostra Euridice.

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